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La fatica della libertà

«Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno».

Così Michel Houellebecq nel suo secondo romanzo, Le particelle elementari. Il francese è uno scrittore che ama atteggiarsi a reazionario e forse un po’ lo è. Questo non sarebbe un gran problema, specie trattandosi di un letterato, per il quale qualche grammo di antimodernismo potrebbe persino essere l’ingrediente necessario a conferire originalità e profondità alla sua penna. Qualità che in lui si trovano, sicuramente. Ho però il sospetto che vi sia anche una certa dose di posa, almeno nella misura in cui Houellebecq è diventato un autore di enorme successo, intrappolato nella necessità di alimentare il proprio personaggio con provocazioni a beneficio dell’arena mediatica. È questo che ultimamente mi convince meno di lui, l’esser diventato ormai un non conforme per ansia da prestazione instagrammabile. Ma oggi è molto difficile saper distinguere nell’epoca dell’infosfera, in cui conformismo e anticonformismo sono due modelli prêt-à-porter offerti equamente dal sistema.
Comunque sia, vale la pena esaminare a fondo questo suo brano perché mostra come da posizioni di destra reazionaria si finisca per lambire l’estremo opposto: quella sinistra anticapitalista che ripete come un mantra che “è tutta colpa del neoliberismo”. Meditare su queste parole consente di sfatare i luoghi comuni di una cultura egemone in Europa, che titilla gli umori e i tic degli estremismi di ogni colore, disabituando a cogliere le cose per come stanno. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Anzitutto, le cose stanno in modo molto diverso. Il passato pre-capitalista che Houellebecq evoca con nostalgia non è mai esistito. Gli studi di medievisti come Georges Duby o Aaron Gurevič, per citarne solo due, mostrano chiaramente come la cellula familiare tradizionale non avesse nulla della comunità protettiva. Era piuttosto un nodo (scorsoio per i singoli individui) di alleanze tra clan, un contratto patrimoniale e giuridico dove l’amore o la scelta individuale erano variabili del tutto inesistenti. Come ha documentato Michelle Perrot nelle sue ricerche sulla storia delle donne, quella presunta oasi comunitaria si reggeva su una rigida sottomissione femminile, una gabbia d’acciaio in cui il destino personale era interamente sottomesso alle strategie di sussistenza e di lignaggio.
La vera e unica rivoluzione della seconda metà del Novecento in Occidente non è stata l’estensione del mercato concorrenziale ai corpi, ma l’emancipazione femminile. Un processo trainato da scoperte scientifiche e tecnologiche: la pillola anticoncezionale, che ha separato la sessualità dalla riproduzione, e l’avvento degli elettrodomestici, che ha abbattuto i tempi del lavoro domestico coatto. È stata la possibilità di questa indipendenza a permettere l’ingresso di massa delle donne nel mondo del lavoro, già avviata dalle necessità legate alla due guerre mondiali, e a scardinare il modello patriarcale. Se oggi la coppia è diventata più instabile, non è a causa della logica mercantile irrorata dal capitalismo, sorta di deus ex machina (ma non è piuttosto qualcosa di umano, molto umano, partorito dal nostro innato desiderio di benessere?). Caso mai l’amore si fa liquido (Bauman copyright) perché le donne sono finalmente libere di scegliere se restare oppure andarsene. E il femminicidio è la barbara risposta del maschio non all’altezza di questa inedita libertà.
Il liberalismo bene inteso non nega certamente che vivere in una società aperta produce nuove nevrosi. Quando la scelta personale diventa una costante che investe ogni ambito della vita (dal lavoro ai sentimenti) subentrano l’ansia, la solitudine e il peso della responsabilità. Però, sia chiaro: questa instabilità non è dovuta al trionfo del mercato capitalistico, è il prezzo psicologico che la libertà fa pagare. Costoso, senza alcun dubbio, eppure di gran lunga preferibile alla violenza di un destino già scritto. Amor fati non è amor virorum et feminarum.
Oggi questa scommessa, che coincide con il progetto della modernità, continua in Europa sotto forme in parte nuove, sicuramente insidiose. Prendiamo l’islam politico. Qui parliamo di un progetto ideologico ben preciso che usa il tradizionalismo religioso come un’arma per rimettere sotto controllo il corpo femminile e blindare il patriarcato. Un obiettivo spesso mascherato dietro la promessa di una protezione comunitaria contro la presunta decadenza occidentale. La deprecabile liberalità dei costumi figlia della modernità!
Molte donne in Europa si troveranno a fare i conti con questa forte pressione interna alle loro società, e in prima fila le stesse donne musulmane che vivono nelle nostre città e che la cronaca troppo spesso ci mostra drammaticamente divise tra il richiamo dei diritti occidentali e la violenza dei codici d’onore familiari. Saranno chiamate a decidere se difendere quegli spazi di autodeterminazione conquistati a caro prezzo. Qui conservazione e rivoluzione cambiano di segno: mantenere diritti o, in nome del multiculturalismo, ridurli a un’opzione fra le altre, come rischiano di fare certe timide pronunce delle nostre corti dinanzi ai simboli dell’appartenenza religiosa?
Su questo a sinistra si dovrà riflettere con molta attenzione, e preoccupazione. Ma, in generale, se ne dovrebbero occupare tutte le forze politiche. Almeno quelle che hanno ancora l’ambizione di governare le nostre società e di progettarne il futuro, anziché limitarsi a inseguire la cronaca per raccogliere consensi tanto vasti quanto effimeri. Difendere la società aperta significa capire che la libertà non è una concessione della storia, ma una conquista quotidiana di cui bisogna saper sostenere la fatica. Ciò che si richiede è l’educazione per essere all’altezza del nostro ideale di sé. Vuoi la libertà? Allora, alzati al livello di coraggio, saggezza, temperanza e giustizia. C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico.

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