La variante Draghi

Chiunque abbia introdotto la variante Draghi, o ne abbia comunque favorito l’introduzione all’interno del sistema politico italiano, ha sicuramente ottenuto quel che credo cercasse. In ordine: l’implosione finale del Movimento 5 Stelle, la scomposizione della coalizione di centrodestra, la cui ricomposizione si renderà più ardua a mano a mano che il governo Draghi proseguirà nel suo cammino. La Lega, in particolare, è sottoposta ad una pressione che potrebbe favorirne una prossima scissione, o meglio: il suo ritorno ad una dimensione macroregionale, partito espressione dei ceti produttivi del Nord, soprattutto Nord-Est, con debole o nullo radicamento al di sotto della pianura padana. I due terzi dei voti conseguiti alle elezioni europee del 2019 se ne sono già andati via. Buona parte di essi accaparrati da Fratelli d’Italia, destinata a diventare l’opposizione di destra, contro cui probabilmente scatterà una conventio ad excludendum qualora dovesse crescere significativamente dal punto di vista elettorale, mentre la Lega ridimensionata è destinata a fagocitare una Forza Italia prossima al collasso finale, una volta che sarà scomparso il suo leader fondatore. Il Pd, dal canto suo, si agita dentro una profonda crisi d’identità e, al momento, appare come l’appendice, nemmeno più mascherata, dell’establishment, a cui aggiunge soltanto alcune battaglie per estendere sul piano dei diritti legalmente riconosciuti dallo Stato le aspettative crescenti dei cosiddetti ceti medi riflessivi, borghesia medio-alta, liberal e cosmopolita.

È in atto, insomma, una riconfigurazione degli schieramenti partitici. Più in generale, la variante introdotta nel febbraio 2021 ha generato il commissariamento del sistema partitico italiano, che appare attualmente come congelato e relegato al ruolo subalterno di spettatore, commentatore e, al massimo, esecutore più o meno entusiasta delle direttive del Commissario.

Fino ad oggi non si era avuto esperienza analoga. Nemmeno con il governo Monti, rapidamente caduto nell’impopolarità, nonostante un arrivo ed un avvio ampiamente caldeggiati da establishment economico e media mainstream. L’Italia, forse l’intera Europa, sta facendo pian piano conoscenza del primo autentico governo tecnocratico. Certamente l’emergenza pandemica e la necessità di gestire con rapidità ed efficacia i 191 miliardi di euro del PNRR hanno posto le premesse perché ciò accadesse. Come altre volte nella storia, l’Italia si rivela laboratorio d’avanguardia, in cui si sperimentano idee congegnate a tavolino e dunque si calano energicamente nella realtà. L’Europa farà bene ad osservare con molta attenzione quanto sta accadendo in Italia.

Stiamo assistendo alla trasformazione di fatto della nostra forma di governo, da parlamentare a presidenziale. La costituzione materiale è così distante da quella formale, che si è realizzato ciò che in oltre trent’anni non si è riusciti a fare tramite commissioni bicamerali o referendum costituzionali: la riforma della seconda parte della Carta del 1948. Tutto molto interessante, da un punto di vista storico e politologico. Interessante ed inquietante, per la via inconsueta che è stata percorsa ed un approdo ancora ignoto. Attorno all’asse Mattarella-Draghi si è costruito il perno attorno al quale ruota l’azione del governo del Paese. Il combinato disposto tra le prerogative, ampie e ficcanti, della presidenza della Repubblica (specie in caso di partiti deboli) e un prolungato stato di emergenza ha indubbiamente favorito una correzione in senso presidenziale della forma di governo parlamentare, che così viene razionalizzata per vie surrettizie, dopo decenni di fallite riforme costituzionali. Il meno “tecnico” dei governi tecnici finora avutisi in Italia è il più prossimo alla forma tecnocratica pura, forse proprio perché segnato dalla forte presenza di quasi tutti i partiti che, in nome dell’emergenza sanitaria e (conseguentemente) anche economica, sostanzialmente si allineano e sottoscrivono un’iniziativa politica che non nasce da loro, ma da Draghi e dalla componente tecnico-scientifica dell’esecutivo (pensiamo al ruolo del Cts del Ministero della Salute e di ministri come Franco, Cingolani e Colao).

Comunque vada a finire l’esperienza del governo Draghi, credo che costituirà un precedente storico con cui dovremo fare i conti nel prossimo futuro, tutt’altro che lontano da venire. I tempi stanno cambiando. La lunga e travagliata transizione post-1989 si è definitivamente conclusa. Così pare, almeno. Nuove forme di organizzazione del potere e del consenso stanno prendendo più nitida e compiuta forma. L’imminente autunno-inverno 2021-2022 sarà decisivo. Prossima tappa fondamentale per l’esperimento in atto sarà infatti l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica agli inizi del 2022. Lì probabilmente capiremo se siamo davvero ad una svolta, e quale.

[pubblicato su “Il Corriere Nazionale“, 18 settembre 2021. Si ringrazia il Direttore, dott. Antonio Peragine]

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3 pensieri su “La variante Draghi

  1. Premetto che sono sostanzialmente d’accordo su molti aspetti della sua analisi ma che però, in questo mio commento, mi concentrerò solo su ciò che mi convince meno.
    Mi ha colpito la lettura del governo Draghi come esperimento di presidenzialismo e mi auguro che sia corretta: personalmente sono molto più preoccupato e pessimista di lei.

    Sono tante le anomalie che non mi piacciono della situazione che elenco qui di seguito, senza un preciso ordine logico, così come mi vengono in mente:
    1. In altri paesi il presidente, proprio a causa dei suoi ampi poteri, è legittimato da un’elezione diretta del popolo: in questo caso Draghi non è passato dal voto ma è stato chiamato direttamente da Mattarella.
    2a. Tutti i partiti sostengono il governo, solo il partito potenzialmente più “draghista”, Fratelli d’Italia, se ne è tenuto fuori: probabilmente come scelta strategica per intercettare i voti dei delusi dalla Lega ed evitare che si disperdano in astensione.
    2b. In pratica al momento manca una vera opposizione al governo Draghi. L’opposizione di Fratelli d’Italia è solo virtuale.
    3a. Il volere della popolazione considerato irrilevante: tecnicamente, è vero, il popolo esprime il proprio volere alle elezioni, ma ignorare costantemente la volontà di una parte consistente di esso, anzi andarvi direttamente contro, diviene una forma di tirannide della maggioranza e, come minimo, ne riduce la legittimità.
    3b. La criminalizzazione morale di una parte della popolazione (mi riferisco a chi, secondo legge, sceglie di non vaccinarsi) crea un clima sociale negativo e tossico che favorisce episodi censurabili sia da una parte che dall’altra.
    4. I media tradizionali che esaltano Draghi e il suo operato con una piaggeria talmente eccessiva che talvolta cade nel ridicolo (per esempio https://www.ilmessaggero.it/politica/its_coming_rome_italia_campione_effetto_draghi_ultime_notizie_news-6076294.html ).
    5. Come scrive anche lei la sensazione è che Draghi e i suoi uomini (anche questi non scelti dagli elettori) prendano da soli le decisioni che contano e che i partiti della maggioranza si limitino a votare l’eventuale provvedimento/fiducia senza avere voce in capitolo.
    6. Nel complesso, senza entrare nei dettagli, la gestione della pandemia mi pare fortemente strumentalizzata politicamente in forme che spesso sono sfociate, e tuttora sfociano, in limitazioni sostanzialmente arbitrarie di libertà individuali fondamentali.

    Pensandoci un po’ probabilmente potrei individuare altri punti che mi turbano: ma il senso è che nel complesso vedo una fortissima carenza di democrazia e invece tanti indizi che suggeriscono una tendenza all’autocrazia. Insomma rileggendo in modo estremo e negativo i punti che ho elencato qui sopra si avrebbe: partito unico al governo e assenza di opposizione; “presidente” non eletto e con carta bianca per derogare, quando lo ritiene opportuno, dalla costituzione; tutti i media a sostegno del governo (e con una censura strisciante verso le opinioni contrarie); limitazioni arbitrarie delle libertà fondamentali dei cittadini etc.
    Tutte caratteristiche che non fanno pensare a un aumento di democrazia…

    Quindi sì, mi auguro che abbia ragione lei e che questo sia una specie di esperimento di presidenzialismo, in parte dettato dall’emergenza sanitaria, che alla fine si tradurrà in un passo avanti per la democrazia italiana: date le premesse però a me pare si stia prendendo la rincorsa per compiere un lungo balzo indietro.

  2. A dir poco interessante l’analisi dell’attuale situazione governativa, più che politica, che lei pone ad un’attenta riflessione. E mi viene di dire che, se forse anche il sistema elettorale andrà rivisto, per non ritrovarsi a situazioni instabili fin da subito il primo giorno dopo le elezioni, fatto sta che solo da Draghi in poi la sensazione di sicurezza e di, come si dice, ‘spalle coperte’, si è diffusa più che con tanti precedenti governi politici.

  3. molto interessante . Mi sembra che sono gli stessi partiti che, incapaci di svolgere la loro funzione costituzionale, come stabilita dall’art. 49 cost., non trovino di meglio di delegare ad un soggetto, che potremmo definire a loro terzo, di governare.
    mi domando però se un governo tecnocratico abbia, debba avere quale carattere intrinseco, anche la capacità di costruire soluzioni tecnicamente adeguate. Non è il caso del governo Draghi, almeno nelle materie che conosco tecnicamente . La legge 108/2021, che è lo strumento di attuazione del PNRR è farraginosa, inconcludente, persino sbagliata e inapplicabile in alcune sue parti. è lecito definire governo tecnocratico un governo che non sa scrivere una legge fondamentale del suo percorso? Ricordo un governo tecnocratico : quello di Amato e Ciampi. in quel caso la capacità tecnocratica fu fortissima e i risultati che intendevano perseguire furono perseguiti. Penso quindi che abbiamo un governo presieduto da un tecnocrate di alto prestigio internazionale . Il governo convive con un paese paralizzato da gruppi di potere insediati nell’economia, nelle professioni, nelle istituzioni centrali e decentrate, negli apparati amministrativi , nelle università … e compie le scelte essenziali per una sopravvivenza di corto respiro, ma che si guarda bene, anche dal punto di vista tecnocratico , di provare ad avviare un processo riformatore più ampio

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