un Huntington d’annata

recensione apparsa su «L’Indice», XXX, n. 5, maggio 2013, p. 46

SAMUEL P. HUNTINGTON, ORDINE POLITICO E CAMBIAMENTO SOCIALE, presentazione di Francesco Battegazzorre, prefazione di Francis Fukuyama, ed. orig. 1968, trad. dall’edizione inglese del 2006 di Federica Tavernelli, pp. 614, € 28, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012

Questo libro, pubblicato originariamente nel 1968, “è uno dei classici della scienza sociale della seconda metà del XX secolo”, secondo il giudizio di Francis Fukuyama, che firma la prefazione alla nuova edizione paperback, uscita in Usa nel 2006 e anch’essa riprodotta in questa prima edizione italiana.
L’opera di Huntington nacque in risposta ad un preciso contesto storico e storiografico. Risente del clima di sfiducia generale in cui gli eventi di fine anni Sessanta precipitarono la politica estera statunitense, per effetto della decolonizzazione e dei primi rovesci nella guerra del Vietnam. La realtà storica e politica mise in discussione anche le teorie, allora in voga, della modernizzazione come processo per stadi quasi predeterminati e calcolabili. Huntington contrappose una diversa teoria del cambiamento sociale, controversa e assai criticata tanto all’epoca quanto oggi.
Il politologo di Harvard recuperò la lezione di Hobbes e pose al centro del suo studio il problema dell’ordine politico. Non conta la forma di governo, bensì la forza, ossia il grado in cui quel dato governo sa esercitare la propria potestà direttiva con efficacia e conferire stabilità alle istituzioni politiche. È l’istituzionalizzazione politica che può assicurare sviluppo e benessere, e dunque realizzazione dell’interesse pubblico.
Seguire la pluralità degli interessi particolari espressi ed agiti all’interno della società, conformare il governo della cosa pubblica ad essi significa condannare le istituzioni ad instabilità e alta probabilità di crisi con crollo. Partendo da presupposti antiliberali e antidemocratici, Huntington forniva una ricetta realistica per una democratizzazione vincente in contesti extra-occidentali.

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